Il contributo che segue, nasce da alcuni quesiti sorti in fase di osservazione rispetto alle modalità con cui alcuni educatori entrano in relazione con gli educandi e le modalità con cui affrontano le questioni contestuali.
Fondamentale identificare la qualità della relazione educativa, che per Bertolini è sempre un fatto temporale con intenzionalità modificatrice, dove i soggetti coinvolti che non si possono considerare in modo separato ed è da intendersi “educativa” solo se
produce un effettivo cambiamento.
Iori sottolinea la presenza di un “darsi” concreto nella relazione educativa, che comporta continue riflessioni e modificazioni teoriche e, aggiunge, che si possa calibrare con i dispositivi di matrice husserliana, Epoché ed Erlebnis.
Epoché equivale ad astenersi dalle costrizioni che derivano dal bagaglio interpretativo di ciascuno ed Erlebnis è l’esperienza vissuta che, pur se soggettiva e personale, resta aperta alla condivisione con l’Altro nel momento in cui abbia lo stesso sentire nel vivere
comune.
É in questo contesto che Husserl fonde ogni coscienza ed ogni Erlebnis nella somaticità. Approfondendo tale argomento, è possibile rintracciare delle convalide rispetto a questo.
Merleau-Ponty, nella sua fenomenologia della percezione, si pone in netto contrasto con il Dualismo Cartesiano rispetto alla separazione Corpo/Mente e riconosce nel Corpo il primo diretto interessato dalla relazione con il mondo, sia essa interpersonale che
esperienziale.
Il Corpo, dunque, assimila tempo, spazio e movimenti al suo modo di vivere le esperienze e diventa una sorta di Io-Naturale che costituisce l’involucro dell’intersoggettività, tanto cara al Bertolini, divenendo la parte più profonda e, al contempo, più delicata, della percezione.
Diventa chiaro che la percezione non è preesistente né mai neutra, ma sempre esito della soprascritta relazione col mondo e prodotta da processi cognitivi, resi idonei alla lettura ed interpretazione degli stimoli.
Il concetto dell’IO-Pelle presentato da Anzieu, si collega alla Psiche che poggia sul Corpo, svolgendo funzioni importanti quali involucro delle parti buone, barriera dall’esterno e potente mezzo di comunicazione per sé e per gli altri.
Le parti buone sono le parole e le cure accumulate, riferendosi alle fondamentali sensazioni cutanee derivate dalle prime cure materne ricevute.
Il gruppo di lavoro condotto da Luby (2012), ha dimostrato che sia possibile un incremento del 10% del volume dell’ippocampo, zona deputata ai processi cognitivi ed emotivi, in chi abbia ricevuto adeguate cure materne nella prima infanzia, rispetto a chi non le abbia ricevute.
La PNEI parla di Skin-Brain connection per indicare la reciproca influenza tra psiche e cute, modulata dallo stress. Infatti, le fibre nervose periferiche, che ricevono stimoli sensoriali ma anche noradrenalici e adrenalinici, rimandano dei peptidi che possono deviare in senso infiammatorio l’attività del sistema immunitario cutaneo.
Risulta connessa anche la Teoria Polivagale di Porges, che spiega come il Sistema Nervoso Autonomo agisca in modo costante, inconscio ed automatico l’analisi e la valutazione degli stimoli ambientali, relazionali ed interni, per capire se si sia in
situazione di sicurezza o di pericolo e, quindi, lavorare per mantenere o per raggiungere l’omeostasi.
Il SNA si basa sui sistemi Simpatico (agisce in situazione di pericolo attivando modalità lotta/fuga) e Parasimpatico (agisce in situazione di calma favorendo i processi di regolazione e recupero degli organi interni).
Vi è la modulazione del Nervo Vago, che ha funzione sensitiva e motoria, unisce cranio, torace e addome, regola respirazione e digestione, agisce su cuore e polmoni.
Si attiva in modalità “vegetativa” quando la situazione è di estremo pericolo e non basta l’attivazione del S. Simpatico, entrando allora in modalità freezing o finta morte.
Si attiva in modalità “intelligente” quando vi sono calma e tranquillità, favorendo attenzione sostenuta, esplorazione, migliore adattamento e coinvolgimento sociale, con la correlazione della coerenza cardiaca (HRV).
L’epigenetica parla di istruzioni epigenetiche che inducono il corpo ad essere in costante iper-vigilanza ed impattano sul SNA, sul sistema immunitario e sulla plasticità neuronale. Modifiche chimiche sul DNA come la metilazione, quale processo
biochimico che modifica l’espressione dei geni senza cambiarne la sequenza.
Tyrka et al. (2012), hanno dimostrato che, esperienze molto negative in età precoce, aumentano la metilazione del gene che codifica il recettore che regola il cortisolo (ormone dello stress) ed impatta amplificando la reattività allo stress da adulti.
Il professionista dell’educazione, nel concretizzare il suo lavoro nella relazione educativa, potrebbe e dovrebbe allargare le proprie conoscenze anche a questi settori disciplinari.
Potrebbe infatti, sfruttarle sia sul proprio percepito e agire preventivamente rispetto al rischio burnout, sia su quello dell’Alterità, al fine di dare migliori interpretazioni, trovare letture più adeguate a situazioni e comportamenti complessi o di difficile comprensione e riconoscere se il SNA, proprio e altrui, si stia neurocependo al sicuro.
Così facendo, oltre a capire lo stato del funzionamento nel qui ed ora della relazione educativa, il professionista diventa quella “finestra sul mondo” al cui affaccio conduce l’educando per mostrare il panorama di possibili mete e percorsi condivisibili.

